I diaconi nella vita della Chiesa: vocazione, carisma Elementi per una teologia del diaconato

I diaconi nella vita della Chiesa: vocazione, carisma Elementi per una teologia del diaconato

Relazione al Convegno organizzato da Orientamenti pastorali – Assisi 2005
(in Orientamenti Pastorali 53 (2005) n. 7, 80-119)

a cura di Mons. Erio Castellucci

Introduzione

Il recente testo della Commissione Teologica Internazionale “Il diaconato: evoluzione e prospettive”(1) è rappresentativo della ricerca teologica attuale su questo argomento. Rappresentativo, prima di tutto, per l’autorevolezza di chi lo ha redatto (teologi di grande fama ed esperienza) e di chi ne ha approvata la pubblicazione (Congregazione per la Dottrina della Fede); rappresentativo per l’ampiezza delle fonti citate e della bibliografia utilizzata; rappresentativo infine per l’estrema cautela nel prendere posizione. Ed è proprio quest’ultimo punto a renderlo particolarmente emblematico dello stato odierno della ricerca teologica sul diaconato. Il testo, infatti, non solo nell’interpretazione positiva delle fonti ma anche nelle riflessioni teologiche, spesso si limita a menzionare le diverse opinioni e a segnalarle, ritenendo di non poterne sposare qualcuna in particolare (con alcune eccezioni a cui faremo riferimento); è un documento che porta i segni evidenti di molte discussioni e di parecchi confronti di posizioni divergenti, tra le quali la Commissione in quanto tale non sembra intenzionata a scegliere; l’impressione del lettore attento è quella di un ‘mosaico’, interessante sebbene talvolta non pienamente armonico, che si limita a presentare una panoramica dettagliata ma difetta di vigore, mancandovi un’idea-chiave. Probabilmente è apparso azzardato agli estensori spingersi oltre, adottando una linea più definita che inevitabilmente ne avrebbe relativizzato altre.


L’impressione dunque è che proprio questa, con i suoi pregi e limiti, sia la migliore istantanea oggi disponibile della teologia del diaconato. Quando ci si addentra negli studi sull’argomento infatti, sembra di guardare una foto colma di tantissimi elementi, ricca di colori, piena di sfumature; nella quale però diventa difficile discernere un soggetto portante, poiché lo sguardo è attratto dai particolari. Non è ancora disponibile un vero e proprio ‘ritratto’ del diacono, simile a quelle foto che un tempo i professionisti creavano nel loro studio, dove il personaggio si metteva al centro in posa e i pochi particolari presenti (una sedia, una tenda, un soprammobile) ruotavano attorno a lui; disponiamo invece di foto ancora molto mosse, piuttosto sfocate e ancora troppo inzeppate. Non solo i documenti magisteriali, ma anche – e forse ancora di più – gli studi teologici e pastorali tendono ad adottare un approccio piuttosto quantitativo e descrittivo, articolando la ‘natura’ del diaconato in un accumulo di ‘compiti’(2): l’intento mira comprensibilmente a non tralasciare alcun elemento dalla tradizione ecclesiale, ma comunica tuttavia una certa sensazione di indefinitezza. Occorrerà integrare appena possibile questo approccio con uno di tipo qualitativo e speculativo, per individuare il ‘perno’ del diaconato attorno al quale sistemare gli altri elementi. Le riflessioni che seguono non hanno certo la pretesa di mettere a fuoco l’obiettivo e restituire un ritratto nitido del diaconato (come diremo meglio in conclusione, occorrerà ancora molto tempo per questo); intendono semplicemente individuare un ‘filo di Arianna’ nel labirinto dei dati disponibili, raccogliendo alcuni elementi essenziali e tentando di sistemarli in un quadro unitario.

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